Articolo 6.2
L’articolo 6.2 dell’accordo di Parigi definisce un quadro con cui i paesi possono scambiarsi su base bilaterale riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra, i cosiddetti ITMO. Grazie a questo meccanismo i paesi raggiungono i propri obiettivi climatici (NDC) a costi più contenuti: finanziano progetti di mitigazione in altri paesi e rafforzano la cooperazione internazionale.
L’articolo 6.2 dell’accordo di Parigi istituisce gli «approcci cooperativi», con cui i paesi possono collaborare su base volontaria per raggiungere i propri obiettivi climatici. Fissa le regole contabili per i trasferimenti internazionali di crediti di carbonio tra due o più paesi, chiamati ufficialmente «risultati di mitigazione trasferiti a livello internazionale» (ITMO, Internationally Transferred Mitigation Outcomes). Questo quadro ha un ruolo centrale nell’azione globale per il clima perché offre flessibilità: un paese può rispettare il proprio contributo determinato a livello nazionale (NDC) finanziando progetti di riduzione delle emissioni in un altro paese, dove possono risultare più efficienti o avere un impatto maggiore.
Il meccanismo è pensato per indirizzare la finanza climatica verso progetti di decarbonizzazione efficaci e accelerare la transizione globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Perché funzioni, l’integrità ambientale viene prima di tutto.
Il meccanismo dell’articolo 6.2 poggia su alcuni principi di base:
- Accordi bilaterali: a differenza di un mercato centralizzato, i trasferimenti previsti dall’articolo 6.2 si basano su accordi diretti tra i paesi partecipanti. Il paese ospitante genera la riduzione delle emissioni e il paese acquirente la acquisisce.
- Risultati di mitigazione trasferiti a livello internazionale (ITMO): sono le unità oggetto di scambio. Un ITMO corrisponde a una tonnellata di anidride carbonica equivalente (tCO₂e) ridotta o rimossa dall’atmosfera in modo verificabile.
- Adeguamenti corrispondenti: per evitare il «doppio conteggio» (quando il paese acquirente e quello venditore rivendicano la stessa riduzione delle emissioni), l’articolo 6.2 impone un adeguamento corrispondente. Il paese che vende l’ITMO deve riaggiungere la quantità equivalente al proprio bilancio delle emissioni, mentre il paese acquirente può detrarla. In questo modo la riduzione conta una sola volta ai fini degli obiettivi dell’accordo di Parigi.
- Sviluppo sostenibile: i progetti che generano ITMO sono incoraggiati a contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile del paese ospitante, così che l’azione per il clima porti anche benefici sociali ed economici.
Casi d’uso concreti
- Finanziamento delle energie rinnovabili: un paese come la Svizzera potrebbe firmare un accordo bilaterale con il Senegal per finanziare una grande centrale solare. Il Senegal ne trarrebbe vantaggio grazie all’infrastruttura di energia pulita e all’investimento. In cambio, trasferirebbe alla Svizzera una parte degli ITMO generati, che la Svizzera userebbe per rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni del proprio NDC.
- Tutela delle foreste: il Giappone potrebbe collaborare con il Costa Rica per finanziare un progetto di riforestazione o di deforestazione evitata. Il carbonio sequestrato dalle foreste nuove o protette sarebbe quantificato in ITMO. Il Costa Rica riceverebbe fondi decisivi per la conservazione e il Giappone acquisirebbe gli ITMO da computare nei propri impegni climatici.
Questi approcci cooperativi sono alla base di un prezzo globale del carbonio e fanno affluire i capitali dove possono avere il maggiore impatto sul clima. Per un quadro più ampio è utile conoscere il contesto della politica climatica internazionale: si veda la voce articolo 6 (accordo di Parigi). Le linee guida ufficiali, con il testo e le decisioni, sono disponibili sul sito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).