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Tetto alle emissioni (cap)

Il tetto alle emissioni (cap) è il limite complessivo e giuridicamente vincolante alla quantità di gas a effetto serra che i soggetti coperti da un sistema per lo scambio di quote di emissione (ETS) possono emettere. Poiché crea un’offerta finita di quote di emissione, è il meccanismo che genera scarsità, determina il prezzo del carbonio e garantisce il raggiungimento degli obiettivi complessivi di riduzione delle emissioni.

Il tetto alle emissioni è il pilastro di qualsiasi sistema «cap-and-trade» e rappresenta la garanzia ambientale della politica climatica. È un limite obbligatorio al volume totale di emissioni di gas a effetto serra (GHG) consentito, in un periodo stabilito, a un determinato gruppo di impianti, come centrali elettriche, stabilimenti industriali e compagnie aeree. È lo strumento che permette ai governi di raggiungere i propri obiettivi climatici, come quelli dell’accordo di Parigi, perché assicura che le emissioni diminuiscano in modo prevedibile e vincolante.

La funzione principale del tetto è creare scarsità sul mercato. Questa scarsità attribuisce un valore monetario diretto al diritto di emettere e offre alle imprese un forte incentivo economico a decarbonizzare le proprie attività.

Come funziona il tetto alle emissioni

L’applicazione di un tetto alle emissioni passa per alcune fasi, che costituiscono la base di ogni mercato del carbonio:

  • 1. Fissazione del limite: un’autorità di regolamentazione, come la Commissione europea per l’EU ETS, fissa un tetto complessivo alle emissioni sulla base dei dati scientifici e degli obiettivi di politica climatica di lungo periodo (per esempio zero emissioni nette entro il 2050). Soprattutto, il tetto è concepito per diminuire di anno in anno.
  • 2. Creazione delle quote: il tetto complessivo è suddiviso in unità negoziabili, le quote di emissione (come le EUA o le UKA). Di norma ogni quota dà al titolare il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica equivalente (tCO₂e). Il numero totale di quote immesse sul mercato è pari al tetto.
  • 3. Assegnazione: le quote sono distribuite ai soggetti obbligati con l’assegnazione gratuita o, sempre più spesso, con aste pubbliche. Le imprese che riescono a ridurre le emissioni a basso costo possono vendere le quote in eccesso.
  • 4. Rispetto degli obblighi: alla fine di ogni periodo di conformità (di solito un anno), ciascuna impresa deve restituire quote sufficienti a coprire tutte le proprie emissioni verificate. Chi non lo fa incorre in pesanti sanzioni pecuniarie, un forte stimolo sia a rispettare gli obblighi sia a negoziare sul mercato del carbonio.

È la riduzione annuale del tetto a garantire una decarbonizzazione progressiva. Man mano che l’offerta di quote si restringe, ci si attende che il loro prezzo salga: per le imprese diventa così economicamente più razionale investire in tecnologie più pulite che acquistare quote costose.

Esempi concreti

  • Il sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS): primo e più grande mercato del carbonio al mondo, l’EU ETS ha un tetto che copre oltre 10.000 impianti nei settori dell’energia, dell’industria e dell’aviazione. Con il pacchetto «Pronti per il 55%» (Fit for 55) il tetto si riduce a un ritmo più rapido, in linea con l’obiettivo dell’UE di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030.
  • Il sistema per lo scambio di quote di emissione del Regno Unito (UK ETS): istituito dopo la Brexit, funziona secondo gli stessi principi. Ha un tetto proprio e indipendente, anch’esso fissato su una traiettoria decrescente, per aiutare il Regno Unito a rispettare i budget di carbonio giuridicamente vincolanti e l’obiettivo di zero emissioni nette al 2050.

Per i dettagli ufficiali sulla struttura del tetto, si veda la pagina della Commissione europea sull’EU ETS.