EU ETS
L’EU ETS (sistema per lo scambio di quote di emissione dell’Unione europea) è il più grande mercato del carbonio al mondo, concepito per ridurre le emissioni di gas a effetto serra secondo criteri di validità in termini di costi e di efficienza economica. Funziona secondo il principio «cap and trade»: fissa un limite alle emissioni totali e consente alle imprese di scambiare quote di emissione per adempiere ai propri obblighi.
Il sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) è il pilastro della politica dell’Unione europea contro i cambiamenti climatici. È un meccanismo di mercato che mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra (GHG) dei principali settori industriali, tra cui la produzione di energia elettrica, la manifattura e l’aviazione. La sua importanza deriva soprattutto dal principio «chi inquina paga»: attribuisce un costo finanziario diretto alle emissioni di carbonio e dà così alle imprese un forte incentivo a decarbonizzare le proprie attività.
L’EU ETS si applica in tutti gli Stati membri dell’UE, oltre che in Islanda, Liechtenstein e Norvegia, e copre circa il 40% delle emissioni totali di gas a effetto serra dell’UE. Lo strumento finanziario centrale di questo mercato è la quota di emissione dell’UE (EUA): ogni quota dà al titolare il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica (CO₂) o la quantità equivalente di un altro gas.
Il sistema funziona secondo un processo chiaro e regolamentato:
- Il tetto (cap): l’UE fissa un tetto complessivo alla quantità di gas a effetto serra che gli impianti coperti dal sistema possono emettere. Il tetto si abbassa gradualmente nel tempo, in modo che le emissioni totali diminuiscano in linea con gli obiettivi climatici dell’UE.
- Le quote (EUA): entro questo tetto, le imprese ricevono o acquistano quote di emissione. In passato una parte delle quote era assegnata gratuitamente, ma oggi il metodo principale di assegnazione è l’asta, che garantisce che l’inquinamento abbia un costo.
- Lo scambio (trade): le imprese che riescono a ridurre le emissioni a basso costo possono vendere le quote in eccesso ad altre imprese, per cui la riduzione è più onerosa. Gli scambi formano un prezzo del carbonio che si muove con la domanda e l’offerta e fanno sì che le emissioni si riducano dove costa meno, stimolando l’innovazione nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio.
- Conformità: alla fine di ogni anno, ciascun impianto deve restituire quote sufficienti a coprire tutte le proprie emissioni verificate. Le imprese che non lo fanno incorrono in pesanti sanzioni pecuniarie.
Un esempio concreto
Prendiamo due imprese soggette all’EU ETS: una società elettrica e un produttore di cemento.
- Una società elettrica lungimirante: investe molto in fonti rinnovabili come l’eolico e il solare e riduce in modo significativo le proprie emissioni di CO₂. Usa quindi meno quote di quante ne detenga e può vendere le EUA in eccedenza sul mercato del carbonio, con un ricavo aggiuntivo che premia i suoi investimenti verdi.
- Un cementificio tradizionale: usa tecnologie più vecchie e a maggiore intensità di carbonio e supera il limite delle quote di cui dispone. Per rispettare gli obblighi dell’EU ETS deve acquistare EUA aggiuntive sul mercato, magari proprio dalla società elettrica. È un costo operativo diretto, che crea un forte incentivo economico ad ammodernare lo stabilimento o a trovare metodi di produzione meno inquinanti.
Questo meccanismo di mercato rende redditizio investire nella decarbonizzazione e più costoso inquinare. Poiché il tetto complessivo si abbassa ogni anno, ci si attende che le quote diventino sempre più scarse, il che potrebbe far salire il prezzo del carbonio e accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
Per saperne di più sull’attivo in sé, si veda la voce quota di emissione dell’UE (EUA). Per la documentazione ufficiale, si rimanda alla pagina della Commissione europea sull’EU ETS.