Settori coperti dall’EU ETS
I settori coperti dal sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) sono le industrie ad alte emissioni che per legge devono monitorare le proprie emissioni di gas a effetto serra e restituire le quote di emissione corrispondenti. La partecipazione obbligatoria attribuisce un costo diretto all’inquinamento e crea per questi comparti un forte incentivo economico a decarbonizzarsi.
I settori coperti sono il pilastro della politica climatica dell’Unione europea, costruita sul modello cap-and-trade. Sono i settori industriali ed energetici tenuti per legge a partecipare al sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS), scelti perché insieme producono una parte consistente delle emissioni totali di gas a effetto serra dell’UE, circa il 40%. Il sistema fissa un tetto alle emissioni (cap) complessive di questi settori e obbliga le imprese a detenere una quota di emissione (come le EUA) per ogni tonnellata di CO₂ emessa: la politica agisce così direttamente sulle principali fonti di inquinamento per guidare la transizione climatica europea.
Il meccanismo è pensato per rendere l’inquinamento più costoso e le attività pulite più redditizie. Ogni anno oltre 10.000 impianti di questi settori devono comunicare con precisione le proprie emissioni e restituire un numero equivalente di quote di emissione. Un’impresa che riduce le emissioni può vendere sul mercato le quote in eccedenza. Se invece emette più di quanto coprono le quote assegnate o acquistate, incorre in sanzioni pesanti e deve comunque acquistare le quote mancanti. Si crea così un mercato liquido delle quote, in cui domanda e offerta determinano il prezzo del carbonio.
I principali settori coperti dall’EU ETS sono:
- Produzione di energia elettrica e di calore: centrali alimentate a combustibili fossili e altri impianti di combustione con potenza termica nominale superiore a 20 MW.
- Industrie ad alta intensità energetica:
- Raffinerie di petrolio
- Produzione di ghisa e acciaio
- Produzione di cemento, calce e vetro
- Produzione di pasta per carta, carta e cartone
- Produzione di alluminio
- Prodotti chimici (ad esempio acido nitrico, acido adipico e acido gliossilico)
- Aviazione: voli commerciali all’interno dello Spazio economico europeo (SEE).
- Trasporto marittimo: il settore entra gradualmente nell’EU ETS tra il 2024 e il 2026.
Dal 2027 si aggiunge inoltre un sistema nuovo e separato (ETS 2), che copre i fornitori di combustibili per gli edifici e il trasporto stradale ed estende il principio della fissazione del prezzo del carbonio ad altri settori dell’economia.
Esempi concreti
- Caso 1, un cementificio tedesco: un cementificio in Germania è un impianto fisso che rientra nei settori coperti. La produzione di cemento emette grandi quantità di CO₂, e il gestore dell’impianto deve acquistare sul mercato quote di emissione dell’UE (EUA) per coprire ogni tonnellata emessa. Questo costo incide direttamente sulle spese operative e spinge l’impresa a investire nella cattura del carbonio o in metodi di produzione più efficienti per restare competitiva.
- Caso 2, una compagnia aerea in Spagna: una compagnia aerea che opera voli tra Madrid e Roma rientra nell’EU ETS per l’aviazione. Deve monitorare il consumo di carburante su questa rotta e restituire un numero corrispondente di EUA. Ha quindi un incentivo a usare aeromobili che consumano meno o a valutare i carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF), per ridurre il proprio onere di carbonio.
È questo quadro normativo a dare valore alle quote di emissione, e a farne un’asset class a sé per gli investitori che cercano sia un rendimento finanziario sia un impatto ambientale. Per maggiori dettagli sul sistema, si veda la voce EU ETS. L’elenco ufficiale completo delle attività è tenuto dall’Unione europea (si veda la direttiva sul sito della Commissione europea).