Rimozione del carbonio (CDR)
La rimozione del carbonio, o Carbon Dioxide Removal (CDR), è il processo con cui si cattura attivamente dall’atmosfera l’anidride carbonica (CO₂) già presente per stoccarla in modo duraturo. È indispensabile per controbilanciare le emissioni storiche e raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette, e affianca gli sforzi per ridurre le emissioni attuali.
La rimozione del carbonio, spesso indicata come Carbon Dioxide Removal (CDR), comprende un insieme di tecniche pensate per estrarre attivamente dall’aria la CO₂ già presente. A differenza delle tecnologie di cattura che trattengono le emissioni alla fonte (per esempio al camino di una centrale elettrica), la rimozione agisce sull’enorme riserva di gas a effetto serra già accumulata nell’atmosfera. Per questo è una strategia decisiva per affrontare le emissioni storiche, e gli scienziati, a partire dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), la considerano imprescindibile per raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette e limitare il riscaldamento globale.
Queste tecnologie e pratiche sono uno dei pilastri dell’azione per il clima, accanto a una drastica riduzione delle emissioni in corso. Per investitori e imprese che si occupano di finanza climatica, è importante coglierne la differenza. Investire nei mercati del carbonio come l’EU ETS spinge la riduzione delle emissioni; sostenere la rimozione del carbonio aiuta invece a ripulire l’atmosfera da ciò che vi si trova già.
Come funziona la rimozione del carbonio: gli approcci principali
I metodi di rimozione del carbonio si dividono in genere in soluzioni basate sulla natura, tecnologiche e ibride. Ciascun approccio cattura la CO₂ e punta a stoccarla in forma stabile per un lungo periodo.
- Soluzioni basate sulla natura: sfruttano i processi naturali.
- Imboschimento e rimboschimento: piantare nuovi alberi o ricostituire foreste preesistenti, che assorbono CO₂ con la fotosintesi e la immagazzinano nella biomassa e nel suolo.
- Sequestro del carbonio nel suolo: pratiche agricole e di gestione del territorio (come la semina su sodo, senza aratura) che aumentano la quantità di carbonio organico immagazzinato nel suolo.
- Soluzioni tecnologiche: si basano su sistemi ingegnerizzati.
- Cattura diretta dall’aria (DAC): grandi impianti usano processi chimici per filtrare la CO₂ direttamente dall’aria circostante. La CO₂ catturata viene poi compressa e stoccata, spesso nel sottosuolo.
- Mineralizzazione accelerata: si frantumano rocce di particolari tipi, che reagiscono naturalmente con la CO₂, e le si spargono sul terreno o in mare per accelerare questo processo naturale di assorbimento del carbonio.
- Soluzioni ibride:
- Bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS): la biomassa (come alberi o colture) assorbe CO₂ durante la crescita. Poi è bruciata per produrre energia e la CO₂ che ne deriva è catturata e stoccata in modo permanente nel sottosuolo.
Esempi concreti
- Caso tecnologico: in Islanda un impianto di cattura diretta dall’aria (DAC), gestito da imprese come Climeworks, aspira l’aria ambiente con enormi ventilatori. La CO₂ viene filtrata, mescolata con acqua e iniettata in profondità nel sottosuolo, dove reagisce con la roccia basaltica e si mineralizza, trasformandosi in pietra: uno stoccaggio permanente.
- Caso basato sulla natura: un grande progetto di ripristino delle mangrovie nel Sud-est asiatico. Il progetto ripianta le foreste di mangrovie lungo le coste, assorbe così quantità significative di CO₂ atmosferica (immagazzinata negli alberi e nel suolo) e offre al tempo stesso importanti benefici collaterali, come la protezione delle coste e il ripristino della biodiversità.
Per approfondire gli aspetti scientifici si possono consultare le valutazioni dell’IPCC sulla rimozione dell’anidride carbonica.