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Contratti per differenza sul carbonio (CCfD)

I contratti per differenza sul carbonio (CCfD) sono accordi pubblico-privati di lungo periodo che garantiscono un prezzo fisso per ogni tonnellata di CO₂ evitata o rimossa. Coprono la differenza tra questo prezzo fisso, il «prezzo di esercizio» (strike price), e un prezzo di mercato del carbonio variabile, e danno la certezza dei ricavi necessaria per ridurre il rischio e attirare investimenti privati nelle tecnologie verdi di nuova generazione.

Il contratto per differenza sul carbonio (CCfD) è uno strumento finanziario complesso, pensato per accelerare la decarbonizzazione dell’industria. Si stipula di solito tra un ente pubblico e un’impresa privata e serve soprattutto a dare la stabilità di prezzo di lungo periodo necessaria a rendere finanziariamente sostenibili grandi progetti verdi ad alta intensità di capitale. Questi progetti, come la produzione di idrogeno verde o gli impianti di cattura del carbonio, sono indispensabili per gli obiettivi climatici, ma spesso troppo costosi per competere con i prezzi del carbonio attuali, come quelli del sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS).

Con un prezzo del carbonio garantito, i CCfD eliminano il principale rischio d’investimento: la volatilità dei prezzi. Questa certezza permette alle imprese di ottenere finanziamenti e di impegnarsi a costruire le infrastrutture pulite di domani.

Come funzionano i contratti per differenza sul carbonio?

Il meccanismo si basa su due prezzi e su un flusso di pagamenti nei due sensi:

  • Il prezzo di esercizio (strike price): è il prezzo fisso per tonnellata di CO₂ abbattuta, concordato all’avvio del contratto. È fissato a un livello che rende il progetto verde sostenibile sul piano commerciale.
  • Il prezzo di riferimento: è il prezzo effettivo, e variabile, del carbonio su un mercato obbligatorio, come il prezzo di una quota di emissione dell’UE (EUA).
  • Il flusso dei pagamenti:
    • Se il prezzo di riferimento è inferiore al prezzo di esercizio, lo Stato paga all’impresa la differenza. Il progetto riceve così il flusso di ricavi garantito.
    • Se il prezzo di riferimento sale al di sopra del prezzo di esercizio, è l’impresa a restituire la differenza allo Stato. Così l’impresa non realizza «extraprofitti» eccessivi e il meccanismo resta conveniente per i contribuenti.

Esempi concreti

Caso d’uso 1: produzione di acciaio verde

Un produttore di acciaio vuole passare da un tradizionale altoforno a carbone a un nuovo processo basato sull’idrogeno verde. La tecnologia è molto costosa. L’impresa ottiene un CCfD con un prezzo di esercizio di 150 euro per tonnellata di CO₂ evitata. Se il prezzo di mercato delle quote di emissione (il prezzo di riferimento) è di soli 90 euro, lo Stato versa all’impresa 60 euro per ogni tonnellata di emissioni ridotta, e il progetto diventa redditizio e finanziabile.

Caso d’uso 2: cattura diretta dall’aria (DAC)

Un’impresa tecnologica sviluppa un impianto per catturare la CO₂ direttamente dall’atmosfera. Il costo è elevato, stimato in 400 euro per tonnellata. Con un’asta competitiva si aggiudica un CCfD con un prezzo di esercizio di 400 euro. Questi ricavi garantiti le permettono di costruire e gestire l’impianto, e di contribuire agli obiettivi di rimozione del carbonio molto prima che i prezzi di mercato raggiungano quel livello. Il meccanismo è uno dei pilastri della strategia industriale dell’UE, sostenuto da strumenti come il Fondo per l’innovazione dell’UE.