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Carbon Value at Risk (Carbon VaR)

Il Carbon Value at Risk (Carbon VaR) è un indicatore finanziario prospettico che stima le potenziali perdite economiche che un’impresa o un portafoglio di investimento potrebbe subire per l’aumento dei costi del carbonio. Traduce il rischio di transizione climatica in una cifra finanziaria chiara e aiuta organizzazioni e investitori a quantificare la propria esposizione al prezzo del carbonio e alla regolamentazione.

Il Carbon Value at Risk, spesso abbreviato in Carbon VaR, è un indicatore di primo piano all’incrocio tra finanza e clima. Parte dal concetto classico di Value at Risk della finanza per isolare e quantificare il solo rischio finanziario legato alle emissioni di carbonio e alle politiche climatiche. Il suo scopo principale è dare un valore monetario concreto (€, $, £) all’esposizione di un’impresa o di un investitore alla transizione energetica, e rispondere alla domanda: «Quanto utile è a rischio se il prezzo del carbonio aumenta?»

È un indicatore indispensabile per le industrie ad alta intensità di carbonio (come utility, manifattura o aviazione), che devono gestire i costi di conformità in sistemi come l’EU ETS. Conta sempre di più anche per le istituzioni finanziarie, i gestori patrimoniali e i singoli investitori che devono valutare i rischi climatici nascosti nei portafogli. Un Carbon VaR elevato può segnalare che un’impresa è poco preparata a un futuro a basse emissioni di carbonio, con il rischio di una redditività più bassa e di attivi non recuperabili (stranded asset).

Il calcolo del Carbon VaR si basa su alcune componenti principali:

  • Esposizione alle emissioni: il primo passo è individuare le emissioni di gas a effetto serra (GHG) dell’impresa, di solito le emissioni Scope 1 e Scope 2 che rientrano in regimi regolamentati.
  • Scenari di prezzo del carbonio: gli analisti applicano poi diversi scenari prospettici sul prezzo del carbonio. Possono riflettere livelli diversi di ambizione politica, per esempio i prezzi necessari per allinearsi agli obiettivi dell’accordo di Parigi.
  • Modellizzazione dell’impatto finanziario: il costo del carbonio atteso si ottiene moltiplicando le emissioni per il prezzo previsto del carbonio. Questo costo si inserisce poi nei modelli finanziari per misurarne l’effetto sui principali indicatori, come l’EBITDA o l’utile netto.
  • Quantificazione del rischio: l’ultimo passo applica la metodologia del Value at Risk per determinare la perdita potenziale a un dato livello di confidenza (per esempio «C’è una probabilità del 5% che l’anno prossimo l’impresa debba sostenere almeno 50 milioni di euro di costi del carbonio imprevisti»).

Casi d’uso concreti

Per un’impresa: un’azienda manifatturiera tedesca rientra nel sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS). Con il calcolo del Carbon VaR, il CFO può stimare l’effetto che l’aumento dei prezzi delle quote di emissione dell’UE (EUA) potrebbe avere sulla redditività futura. L’analisi orienta decisioni strategiche, per esempio se investire subito in tecnologie di decarbonizzazione o mettere a budget l’acquisto di altre quote sul mercato, come quelle accessibili tramite la piattaforma di investimento di Homaio.

Per un gestore patrimoniale: un fondo d’investimento sta analizzando due utility europee. Oggi entrambe appaiono finanziariamente solide, ma il Carbon VaR di ciascuna mostra che la società A è molto più esposta della società B alla volatilità del prezzo del carbonio, perché dipende da centrali più vecchie e meno efficienti. Questa informazione permette al gestore di adeguare la strategia d’investimento e privilegiare la società meglio posizionata per la transizione energetica. Per approfondire l’informativa finanziaria legata al clima, il riferimento sono le raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD).