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Addizionalità

L’addizionalità è il principio che garantisce che le riduzioni di emissioni di un progetto climatico siano nuove, cioè che senza il progetto non ci sarebbero state. È la condizione per verificare l’integrità dei crediti di carbonio: un credito deve corrispondere a un beneficio per il clima reale e misurabile, oltre lo scenario «business as usual».

Nella finanza climatica e nei mercati del carbonio, l’addizionalità è il cosiddetto test «but for» («se non fosse per»). Serve a rispondere a una sola domanda, decisiva: «Senza i ricavi della vendita dei crediti di carbonio, questa attività di riduzione delle emissioni si sarebbe realizzata?» Se la risposta è no, il progetto è considerato «addizionale». Su questo principio si regge ogni compensazione delle emissioni credibile nel mercato volontario del carbonio (Voluntary Carbon Market, VCM).

L’addizionalità garantisce che gli investimenti nei progetti climatici producano un effetto reale sull’ambiente. Distingue i progetti che generano riduzioni di emissioni nuove e verificabili da quelli che sarebbero stati realizzati comunque, per obblighi normativi, per risparmiare sui costi o per altre ragioni di business. Agli investitori a impatto e alle imprese che vogliono compensare le proprie emissioni dà la certezza che il capitale finanzi un’azione per il clima che altrimenti non ci sarebbe, e li mette al riparo da accuse di greenwashing.

Come si valuta l’addizionalità?

La verifica dell’addizionalità è un processo rigoroso, affidato di solito a standard indipendenti come Verra o Gold Standard. Prevede in genere diversi test:

  • Addizionalità finanziaria: senza i ricavi della vendita dei crediti di carbonio, il progetto non sarebbe sostenibile economicamente né redditizio. Per esempio, il ritorno sull’investimento è troppo basso o il periodo di recupero troppo lungo per attirare finanziamenti tradizionali.
  • Analisi delle barriere: il progetto incontra ostacoli significativi di natura non finanziaria, che la finanza del carbonio aiuta a superare: ostacoli tecnologici (il ricorso a una tecnologia nuova e non collaudata), difficoltà istituzionali o la mancanza di competenze locali.
  • Analisi della pratica comune: l’attività del progetto non è già una pratica diffusa nel suo settore o nella sua regione. Se progetti simili si diffondono ampiamente senza finanza del carbonio, l’attività fa probabilmente già parte dello scenario di riferimento (business as usual) e quindi non è addizionale.
  • Addizionalità normativa: le riduzioni di emissioni ottenute dal progetto vanno oltre quanto richiesto dalle leggi e dai regolamenti locali, regionali o nazionali in vigore.

Esempi concreti

  • Un progetto addizionale: un progetto che capta il metano di una discarica in un paese in via di sviluppo, dove nessuna norma lo impone. Costruirlo e gestirlo costa molto, e l’unica fonte di ricavi che lo rende sostenibile è la vendita dei crediti di carbonio generati dalla distruzione di questo potente gas a effetto serra.
  • Un progetto non addizionale: una grande azienda europea, redditizia, decide di sostituire il proprio parco veicoli con modelli elettrici. Poiché la scelta è imposta da normative UE di prossima applicazione ed è motivata anche dai risparmi di carburante e di manutenzione nel lungo periodo, sarebbe avvenuta comunque. Non è quindi addizionale e non può generare crediti di carbonio.

Il concetto riguarda soprattutto i crediti generati da progetti nel mercato volontario. Nei mercati obbligatori, come il sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS), il principio funziona in modo diverso: le autorità di regolamentazione abbassano progressivamente il tetto complessivo alle emissioni del sistema, e la scarsità (e con essa l’azione per il clima) è così integrata nel sistema stesso.