Attivo non recuperabile (stranded asset)
Un attivo non recuperabile (stranded asset) è una risorsa economica, come una riserva di combustibili fossili o una centrale elettrica, che subisce una svalutazione prematura e inattesa o si trasforma in una passività. La perdita di valore dipende di solito da cambiamenti del mercato o delle norme, in particolare quelli legati alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
Un attivo non recuperabile è una risorsa che, per effetto di cambiamenti esterni, ha perso il proprio valore economico molto prima della fine della vita utile prevista. Nella finanza climatica il concetto pesa molto, perché indica uno dei maggiori rischi finanziari del XXI secolo. Colpisce soprattutto le industrie ad alta intensità di carbonio e i loro investitori: beni un tempo considerati di valore diventano obsoleti o non redditizi per la spinta mondiale verso la decarbonizzazione. Chi vuole costruire portafogli resilienti e allineati agli obiettivi climatici deve capire bene questo rischio.
La perdita di valore di un attivo (lo «stranding») è un processo, più che un singolo evento, alimentato da diversi fattori collegati tra loro. Sono fattori di rischio che gli investitori devono tenere sotto osservazione:
- Cambiamenti normativi e politici: l’attuazione di politiche climatiche come la fissazione di un prezzo del carbonio, i tetti alle emissioni (per esempio l’EU ETS) o il divieto di alcune tecnologie può far salire direttamente i costi operativi degli attivi ad alta intensità di carbonio fino a renderli antieconomici.
- Evoluzione del mercato e delle tecnologie: il calo dei costi delle rinnovabili (solare, eolico) e la diffusione di tecnologie dirompenti come i veicoli elettrici possono rendere meno competitive le alternative tradizionali basate sui combustibili fossili, riducendone quota di mercato e redditività.
- Cambiamento dei valori sociali e contenzioso: la crescente consapevolezza pubblica sui cambiamenti climatici può portare a boicottaggi dei consumatori, campagne di disinvestimento e un aumento delle cause legate al clima contro le imprese, con passività reputazionali e finanziarie rilevanti.
- Rischio fisico legato al clima: eventi fisici come alluvioni, siccità o innalzamento del livello del mare, aggravati dai cambiamenti climatici, possono danneggiare o distruggere direttamente gli attivi e renderli non recuperabili.
Esempi concreti
- Una centrale a carbone: una utility costruisce una centrale a carbone con una vita operativa prevista di 40 anni. Dopo appena 15 anni, però, il governo introduce un prezzo del carbonio incisivo attraverso un meccanismo come il sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE. Il costo delle quote di emissione (si veda la voce EU ETS) rende la centrale più costosa da gestire di un nuovo parco solare. L’impianto chiude con decenni di anticipo e il capitale investito diventa un attivo non recuperabile.
- Riserve di petrolio e gas non sfruttate: una società energetica iscrive in bilancio riserve provate di petrolio e gas per un valore di miliardi di dollari. Man mano che il mondo accelera la transizione per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, la domanda di combustibili fossili crolla. Una parte consistente delle riserve non può più essere estratta e venduta in modo redditizio: resta di fatto «intrappolata» nel sottosuolo e la società è costretta a svalutarla. Si parla spesso, a questo proposito, di «bolla del carbonio» (fonte: Carbon Tracker Initiative).