Gas a effetto serra (GHG)
Un gas a effetto serra (GHG) è qualsiasi gas presente nell’atmosfera che assorbe ed emette calore e contribuisce così all’effetto serra che riscalda la superficie terrestre. In ambito finanziario, le emissioni di GHG sono un parametro quantificabile e determinante per valutare i rischi e le opportunità legati al clima per imprese, settori e portafogli d’investimento.
L’effetto serra è un fenomeno naturale, ma le attività umane (soprattutto la combustione di fonti fossili) hanno aumentato drasticamente la concentrazione dei GHG nell’atmosfera, provocando i cambiamenti climatici globali. Per investitori e imprese le emissioni di GHG non sono più soltanto un dato ambientale: sono una passività finanziaria di primo piano e un indicatore chiave di prestazione. I governi regolamentano sempre più queste emissioni con la fissazione del prezzo del carbonio, le imposte e gli obblighi di rendicontazione, con costi concreti per chi emette e opportunità per chi innova nelle soluzioni a basse emissioni di carbonio. Per questo la contabilizzazione delle emissioni di GHG è oggi al centro della gestione moderna del rischio e dei criteri ESG.
Per uniformare la rendicontazione e i confronti, i diversi gas si esprimono spesso in un’unica unità di misura basata sul loro potenziale di riscaldamento globale (GWP). I concetti principali sono:
- Anidride carbonica (CO₂): il GHG più diffuso tra quelli emessi dalle attività umane, soprattutto con la combustione di carbone, petrolio e gas naturale. È il riferimento con cui si misurano gli altri gas.
- Metano (CH₄): un GHG più potente della CO₂, con una capacità di trattenere il calore molto superiore su un arco di tempo più breve. Proviene soprattutto dall’agricoltura, dalla decomposizione dei rifiuti e dalle attività legate al gas naturale.
- Protossido di azoto (N₂O): un GHG molto persistente, emesso dalle attività agricole e industriali e dalla combustione di fonti fossili.
- CO₂ equivalente (CO₂e): è l’unità di misura standard universale, che converte l’impatto dei diversi GHG nella quantità equivalente di anidride carbonica. Il metano, per esempio, è più potente: una tonnellata di metano equivale quindi a molte tonnellate di CO₂e. Questa unità è indispensabile per la compensazione delle emissioni ed è la moneta dei mercati del carbonio.
Esempi concreti
- Rischio d’impresa e analisi ESG: un fondo d’investimento esamina il report di sostenibilità annuale di una utility. Rileva emissioni di GHG elevate e in aumento, segno di una forte esposizione a future imposte sul carbonio e al rischio normativo. Questa prospettiva ribassista sulla capacità dell’impresa di affrontare la transizione può spingere il fondo a vendere le obbligazioni e le azioni della società.
- Costi di conformità nei mercati del carbonio: nel sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS), un produttore industriale deve restituire una quota di emissione per ogni tonnellata di CO₂e emessa. Il costo delle quote è una spesa operativa diretta che incide sull’utile, e l’accesso ai capitali per la decarbonizzazione diventa così una questione decisiva.
- Raggiungere la neutralità carbonica: un’azienda tecnologica calcola l’impronta annuale di GHG delle proprie attività (uffici, data center, trasferte). Per rispettare gli impegni di responsabilità sociale d’impresa (CSR), acquista un volume equivalente di crediti di carbonio da un progetto verificato di energia rinnovabile e compensa così le proprie emissioni.
Per le valutazioni scientifiche più autorevoli sui gas a effetto serra e sul loro impatto sui cambiamenti climatici, il riferimento mondiale sono i rapporti del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC).